Auto Stories

Land Rover Defender, addio ad un’icona che ha segnato la storia dell’auto.

Alla fine di gennaio 2016 l’ultima Defender uscirà dalla catena di montaggio di Solihull. L’annuncio era nell’aria, ma non per questo è stato meno doloroso e traumatico per gli appassionati di una vettura icona dell’automobilismo mondiale.

La Defender non sarà più prodotta non perché le sue linee essenziali e robuste siano passate di moda o abbiano perso il loro fascino. Anzi, tutto il contrario. Addirittura le ultime edizioni speciali sono andate a ruba e la catena di produzione ha dovuto aumentare turni di lavoro per esaudire le richieste, passando da 84 a 125 unità prodotte al giorno.

Se c’è una motivazione per questa dolorosa decisione che ha gettato nello sconforto il mondo dei land-roveristi, questa è da ricercare nella tecnologia. La Defender, così some riaffermato più volte dai vertici aziendali di Solihull, non riesce a soddisfare le attuali e future normative ambientali; la stessa ragione che aveva determinato lo stop delle esportazioni negli Stati Uniti all’inizio degli anni Novanta. Per di più, mantenendo l’attuale iconica carrozzeria, la Defender non rispetta più gli standard fissati per la sicurezza dei pedoni.

Nata come mezzo da lavoro all’indomani della fine della Seconda Guerra Mondiale, capace di soddisfare le esigenze degli agricoltori e, subito dopo, quelle dei militari, nel corso dei suoi oltre 68 anni di vita l’originale Land Rover, oggi Defender, è divenuta la quintessenza dell’off-road, protagonista di epiche spedizioni, venduta in 160 paesi nel mondo. Nessun’altra vettura fuoristrada è riuscita ad oscurarne la sua fama e il suo fascino.

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Così come le sue linee, seppure con qualche piccola variazione, sono rimaste praticamente immutate nel tempo, così la stessa catena di montaggio, pur nella rivoluzione che ha interessato gli stabilimenti Land Rover, ha mantenuto pressoché inalterati i suoi metodi di assemblaggio.

L’attuale Defender è un gigantesco puzzle composto da circa 9.000 pezzi messi insieme attraverso più di 4.000 passaggi. Ancora oggi, gran parte della Defender è realizzata a mano. Per dare un’idea, mentre sulla linea della Range Rover sono stati installati 326 robot, su quella della Defender sono appena sei!

La tecnologia della Land Rover è talmente semplice che può essere riparata tanto in officina, quanto nella jungla o nel deserto. La leggenda vuole che basti un martello, un cacciavite, una buona dose di manualità e tanta pazienza. Un slogan, anzi, mostrato orgogliosamente dai “defenderisti”, recita quanto Land Rover sia orgogliosa di aver trasformato in questi anni i suoi proprietari in bravi meccanici. E che ciò, in buona sostanza, sia vero è confermato dal fatto che, secondo una stima più che attendibile, il 75% dei due milioni di esemplari prodotti sino ad oggi circolano ancora sulle strade, ma soprattutto fuori strada.

Avvicinandosi il termine della sua produzione, la domanda per i modelli precedenti è cresciuta in maniera esponenziale, così come il loro prezzo, tant’è che il valore di una originale Series I è oggi più alto delle versioni più recenti. Con l’eccezione dell’esclusivo esemplare numero 2.000.000 che a dicembre è stato battuto ad un’asta di beneficenza per 400.000 sterline. E’ difficile, quindi, per gli appassionati accettare il fatto che la Defender abbia, alla fine, perso la sua battaglia, soprattutto avendo visto quale potrebbe essere il modello che dovrebbe sostituirla all’inizio del 2018.

Ma, come in tutte le grandi storie, non è da escludere un finale a sorpresa. Infatti, da una parte sono sempre più frequenti le voci che porterebbero ad uno slittamento della data di fine produzione alla primavera del 2016, dato il grande numero di ordini, aumentati del 20% rispetto al 2014. Dall’altra, considerato che la Defender è stata comunque
assemblata in altri paesi, dall’Australia alla Spagna, e soprattutto che Tata Motors ha fabbriche in India ed in Turchia, la produzione e la commercializzazione potrebbe continuare ancora al di fuori dell’Europa. D’altronde, lo slogan adottato per la Series I quasi settanta anni fa che la descriveva come l’auto capace di “go anywhere, do anything” potrebbe confermarsi anche in questa occasione.

Insomma, l’ultimo capitolo dell’incredibile storia del mezzo su quattro ruote che sin dall’inizio ha messo sullo stesso piano nobili e contadini, star dello spettacolo e militari, politici ed esploratori di tutto il mondo, potrebbe ancora non essere stata scritta, rendendo meno triste il Natale degli amanti di un’auto nata da uno schizzo tracciato sulla sabbia della Red Wharf Bay all’indomani della fine del secondo conflitto mondiale. Un’idea che ha contribuito a cambiare la vita di milioni di persone, riuscendo anche a ridisegnare la geografia del nostro pianeta, sempre in prima linea nelle emergenze e capace di suscitare ancora un’emozione in un mondo fatto di tante automobili, tutte tristemente uguali.