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Alpine Trail 1913. Le Rolls-Royce diventano "the best cars in the world"

Fondata nel 1904, Rolls-Royce si guadagnò ben presto un'ottima reputazione riguardo la qualità e l'affidabilità delle sue vetture, grazie alle prestazioni della 40/50 CV, o Silver Ghost, soprattutto nella London to Edinburgh Trial del 1911 e a Brooklands. Tuttavia, per l'ambizioso amministratore delegato Claude Johnson questo doveva essere solo l'inizio. Voleva conquistare il mercato europeo e sapeva che il successo in un evento continentale di alto profilo era la chiave. L'Alpine Trail del 1913 gli avrebbe fornito l'opportunità che stava cercando.

Fu lo stesso Johnson a selezionare personalmente il team ufficiale Rolls-Royce, con a capo Eric Platford, uno dei dipendenti più fidati dell'azienda. Le Silver Ghost appositamente preparate sarebbero state guidate da Curt Friese, il rappresentante del marchio in Austria, dall'esperto pilota alpino Jock Sinclair e da E.W. Hives, il primo uomo a guidare la Silver Ghost a 101 mph. Johnson invitò anche un entusiasta proprietario di Silver Ghost, James Radley, a fungere da battistrada della squadra.
Le vetture furono meticolosamente preparate per la traversata delle Alpi che, soprattutto a quei tempi eroici e pioneristici, sottoponeva le auto a temperature estreme, altitudini elevate, difficili salite e discese vertiginose, ovviamente senza il vantaggio delle superfici stradali di oggi.
Le modifiche tecniche più significative alle Silver Ghost includevano un nuovo cambio a quattro marce con una speciale marcia bassa, telaio e sospensioni rinforzati, un serbatoio principale più grande e un nuovo sistema di avviamento che poteva far girare il motore anche a temperature gelide.
Il team arrivò a Vienna per l'inizio dell'Alpine Trial il 22 giugno 1913.
Essendo le vetture più potenti in gara, le Silver Ghost partirono per prime, guidate da James Radley che tagliò il traguardo del primo giorno in poco più di otto ore, seguito 45 minuti dopo dal resto del team. Nessun'altra vettura era riuscita ad avicinarsi al loro ritmo.
Nei giorni seguenti, affrontando passi alpini e dolomitici, salite ripide e discese con una pendenza massima del 27%, condizioni meteorologiche e stradali estreme, sotto la neve, superando ghiaccio e fondi stradali accidentati, le Silver Ghost mantennero un passo corsa costante che le portò a chiudere in testa dopo cinque tappe. Dopo il giorno di riposo a Trieste, i team dovettero affrontare il passo più ripido dell'intero evento, sulla strada verso l'ultima sosta notturna a Klagenfurt. Radley stabilì il nuovo record per la scalata, abbassandolo da 6 minuti e mezzo a soli 5. L'ultimo giorno, tra Klagenfurt e il traguardo di Vienna, le Silver Ghost continuarono a mantenere la testa della corsa, fino al veloce tratto finale dove Radley toccò i 110 km/h in tre occasioni.
Mentre attraversavano il villaggio di Guntramsdorf, la Silver Ghost di Jock Sinclair fu investita da un'auto non in gara, che mandò la Rolls a sbattere contro un palo del telegrafo. Dopo aver riparato il cerchio e lo pneumatico sul lato anteriore sinistro, Sinclair riuscì a rientrare a Vienna soltanto in terza marcia.
Dei 46 partenti, solo 31 arrivarono a Vienna. La velocità e l'affidabilità fece delle Rolls-Royce le protagoniste assolute dell'evento.
Le prestazioni del marchio suscitarono l'universale ammirazione di tutto il mondo automobilistico. Ma, al di là dei riconoscimenti e dei premi, ciò che maggiormente importava a a Claude Johnson era che quel successo si tradusse in vendite non solo in Gran Bretagna, ma anche in tutta Europa.
Sebbene le prove alpine continuarono fino al 1973, la Rolls-Royce non partecipò più con un team ufficiale. Non ce n'era più bisogno. Il riconoscimento di "migliore macchina del mondo" lo aveva ormai conquistato su quelle strade.