Auto Stories

C’est plus Pallas!

Quando la Citroën DS19 fu presentata nell’ottobre del 1955, stupì il mondo per la sua eleganza. La Dea (il suo nome in francese si legge DéeSse, che vuol dire dea) era aerodinamica, priva di fronzoli o cromature inutili. Il designer italiano Flaminio Bertoni aveva valorizzato alcuni elementi della sua linea, come le maniglie, i paraurti scolpiti e le cerniere del bagagliaio posteriore, dissimulate nelle finiture dei fianchetti che incorporavano anche le frecce posteriori; ma le sue curve erano pulite, interrotte solo da profili in gomma che fungevano da guarnizioni e sottolineavano la perfetta divisione degli elementi della carrozzeria.

La DS Prestige, lanciata nel 1959, era la risposta alle richieste di quei clienti che per protocollo o abitudine utilizzavano un autista per i loro spostamenti. Definita un“lussuoso ufficio viaggiante”, fu la prima auto a essere dotata di un radiotelefono di serie e aveva, sempre di serie, una paratia di separazione tra il posto di guida ed i sedili posteriori, con un vetro scorrevole che garantiva la privacy dei passeggeri.
Ma, in quegli anni, il mondo cambiava rapidamente e iniziava a crescere una clientela sempre più esigente, composta da giovani manager, dinamici imprenditori, professionisti di successo e da tutti quelli a cui piaceva utilizzare e guidare personalmente un’auto di lusso tutti i giorni e dalle linee più moderne.
Al Salone di Parigi del 1964, Citroën presentò una nuova versione della DS, pensata espressamente per questo genere di clienti che, pur amando il design della “grossa Citroën”, non voleva rinunciare al lusso e a rifiniture esclusive, sulla falsariga delle auto inglesi del tempo.
La nuova versione della DS fu chiamata con un nome che sarebbe divenuto famoso: Pallas, un chiaro riferimento a Pallade Athena, la dea della saggezza e dell’equilibrio. Citroën propose una DS19 con rifiniture cromate, modanature in gomma inserite in profili in acciaio inox integrate con i catarifrangenti posteriori, fianchetti in acciaio satinato e interni dove i rivestimenti di cuoio naturale (o tessuto) nascondevano le parti in lamiera della carrozzeria.
Sedili con schienali rialzati, un largo bracciolo integrato nello schienale posteriore e uno tra i sedili anteriori, moquette di lana, finiture in acciaio inossidabile e due grandi plafoniere che inondavano di luce l’abitacolo della DS, completando la sensazione di lusso. La Pallas era l’auto che sottolineava il proprio status senza esibizionismi, al punto che in Francia l’espressione “c’est plus Pallas”, entrò nel linguaggio popolare per indicare qualunque cosa fosse migliore o più elegante di un’altra.
Con la Pallas furono apportate anche modifiche tecniche alla DS che, in questa versione, fu dotata di due proiettori anteriori a lunga portata chiamati “Boule” per la loro forma sferica, poi gradualmente adottati, su richiesta, a tutti i modelli fino al 1967, quando il nuovo frontale con i fari carenati, l’ultima opera di Flaminio Bertoni, integrò questa innovazione con il sistema di orientamento direzionale, collegato al movimento del volante.
La DS Pallas, fin dal momento della sua commercializzazione, divenne la versione più popolare delle DS. In Italia, Pallas era spesso sinonimo di DS tanto che dal 1970 nel nostro Paese la DS20, il modello più venduto, fu disponibile nella sola versione Pallas con cambio a comando idraulico.
La produzione proseguì sino all’aprile del 1975. L’ultima DS uscita dalle catene di montaggio di Quai de Javel fu proprio una 23 Pallas.