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Volkswagen Maggiolino, 70 anni fa la nascita di un mito

Qualche giorno dopo il Natale del 1945, ad appena sei mesi dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, la prima VW Type 1 uscì dalla catena di montaggio della fabbrica di Wolfsburg. Ben presto quell’auto sarebbe stata meglio conosciuta nel mondo come Beetle, o Maggiolino. Nell’ultima settimana dello stesso anno ne sarebbero state prodotte 55. Ma, da allora e per lunghi 57 anni, ne sarebbero stati costruiti 21 milioni di esemplari.

L’inaspettato numero di richiesto fece sì che l’inizio della vera e propria produzione tardò a partire, ostacolata dalla mancanza di materie prime all’indomani della fine della guerra. Le prime vetture che uscirono dallo stabilimento, ancora sotto il controllo militare britannico, erano comunque il simbolo della speranza e di un nuovo inizio.

La fabbrica, allo stato dell’arte, che sarebbe divenuta l’attuale impianto di Wolfsburg, era stata costruita specificatamente per la produzione delle KdF (Kraft durch Freude, forza attraverso la grazia) che, pur essendo state pagate in anticipo da 336.000 persone, non entrarono mai in produzione per lo scoppio della guerra che portò ad una riconversione dello stabilimento a scopi militari. L’11 aprile 1945, la fabbrica venne occupata dall’esercito statunitense e nel mese di giugno il governo militare britannico ne assunse l’amministrazione fiduciaria riuscendo a dare nuovamente lavoro a circa 6.000 persone.
Il 22 agosto, il maggiore Ivan Hirst, allora ventinovenne, il più alto ufficiale in carica, riuscì ad assicurarsi un ordine per una produzione iniziale di 20.000 vetture, garantendo, di fatto, all’impianto e agli operai un futuro, evitandone lo smantellamento. Le vetture sarebbero state destinate per l’utilizzo da parte delle forze militari alleate, ma anche pe i servizi sanitari e postali nelle zone rurali. Tra il 1946 e il 1947 la produzione non superò le 1.000 unità al mese. Fu soltanto dopo la riforma monetaria del 1948 che iniziarono ad aumentare anche gli ordini da parte dei privati cittadini.

Ci sono, quindi, radici britanniche nella rinascita dell’industria tedesca e, soprattutto, in quello che oggi sarebbe chiamato lo start-up della Volkswagen. Furono i britannici a convertire la fabbrica ad uso civili, concentrandosi principalmente sulla qualità delle vetture. Diedero molta importanza all’assistenza e ad alla soddisfazione delle richieste dei clienti, realizzando una rete di concessionarie che già nel 1948 copriva tutte e tre le zone occidentali della Germania.

L’inizio delle esportazioni nell’ottobre del 1947 segnò il primo passo dell’espansione internazionale. Le prime elezioni libere dei consigli di fabbrica nel novembre del 1945, appena sei mesi dopo la fine della guerra, introdussero i principi della partecipazione democratica dei lavoratori nella vita dello stabilimento. Quando la Volkswagen GmbH venne consegnata ai tedeschi nell’ottobre del 1949, l’azienda era in pole position per l’inizio del miracolo economico tedesco.

La Type 1, una robusta berlina concepita prima del conflitto mondiale, contribuì a facilitare il compito del governo militare britannico e il maggiore Hirst si rivelò l’uomo giusto al posto giusto. Il suo illuminato pragmatismo diede alla fabbrica ed ai suoi operai una visione del loro futuro, motivando il personale militare britannico ed i lavoratori tedeschi a trasformare un’azienda destinata a morire in una di successo.

Il Maggiolino divenne un fattore chiave per lo sviluppo della democrazia e della mobilità nella Germania del dopoguerra, portando abbastanza rapidamente a realizzare altri impianti nel mondo, divenendo promotore di un’immagine positiva della Germania.

L’ultima fabbrica a produrre il Maggiolino fu quella messicana di Puebla, da dove uscì l’ultimo esemplare nel luglio del 2003. Grazie ai 21 milioni di vetture prodotte, il Maggiolino è divenuto una delle icone della storia dell’automobilismo e non solo. Nata dalle ceneri della guerra, ha guidato la rinascita economica e sociale di una nazione, amata da tutte le generazioni che ha accompagnato nei loro viaggi, nei loro sogni di libertà, diventando un simbolo del pacifismo e dell’amore universale negli anni ’60; è stata cartone animato, star cinematografica, dimostrando che un’idea può essere più forte della bellezza esteriore.